Bufera sulle dichiarazioni di Ciancimino, ricorda il caso Andreotti

martedì 9 Febbraio 2010 - Politica

Bufera sulle dichiarazioni di Ciancimino, ricorda il caso Andreotti Il misterioso "signor Franco", un personaggio legato ai servizi segreti, descritto come distinto e caratterizzato da una deformazione del volto, è stato più volte evocato da Massimo Ciancimino, nelle sue dichiarazioni. Il padre di Massimo, l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, avrebbe invece chiamato questa persona con il nome di "Carlo".


Il legame con Ciancimino - A presentarlo a Ciancimino senior sarebbe stato l'ex ministro dell'Interno Franco Restivo. " Franco-Carlo" sarebbe stato una delle pochissime persone (cinque o sei) che avevano accesso alla linea telefonica riservata di Vito Ciancimino e che potevano arrivare a casa senza appuntamento. Questo "Franco", citato da Massimo Ciancimino in diversi verbali di interrogatorio ai pm di Caltanissetta e Palermo e nelle udienze del processo, farebbe parte di un apparato di sicurezza dello Stato.

Avrebbe fatto da tramite con le istituzioni - L'uomo, di cui Ciancimino dice di non avere mai conosciuto la vera identità, ma solo un numero di cellulare (che sarebbe stato recuperato dai magistrati palermitani in una scheda sim telefonica di Ciancimino jr), avrebbe fatto anche da tramite fra Vito Ciancimino ed esponenti delle istituzioni. A lui sarebbe stata affidata una lettera da consegnare al sen. Marcello Dell'Utri, proveniente dai boss corleonesi, in cui si fa riferimento "all'on. Berlusconi", al quale veniva chiesto di mettere a disposizione un'emittente televisiva.

Polemiche burrascose. Non poteva essere altrimenti dopo le clamorose parole di Ciancimino jr. che ieri ha accusato Forza Italia di essere il frutto della trattativa Stato - mafia, confermando, di fatto, le parole che mesi fa aveva pronunciato il pentito Gaspare Spatuzza.

Ma nella maggioranza il fronte è compatto; così il ministro della Giustizia ed esponente del Pdl, il siciliano Angelino Alfano, ha risposto duramente alle parole del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo: "Non vorrei che ci fosse un tentativo di delegittimare l’azione di un Governo che combatte la mafia. Quando la mafia vuole contrastare i suoi avversari non sceglie la via dell’assassinio fisico ma quella della delegittimazione, e il Governo Berlusconi ha fatto con le leggi l’esatto contrario di quello che prevede il papello di cui tanto si parla".

Stessa reazione da parte del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che parla di "disegno politico", mentre nessuna dichiarazione ufficiale viene da parte del diretto interessato, il premier Berlusconi. Il primo ministro, infatti, pur non avendo nascosto in privato la sua indignazione, ha evitato di commentare pubblicamente le parole di Ciancimino: "Avrei tante risposte da dare ma la dittatura imposta da Bonaiuti mi impone il silenzio", ha affermato.

Duri commenti anche da parte del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha sottolineato come queste dichiarazioni "non stanno nè in cielo nè in terra", mentre il senatore Marcello Dell'Utri, chiamato direttamente in causa da Ciancimino, ha annunciato di volere querelare il teste, apostrofandolo come "folle totale".

Cauta invece l'opposizione ad esclusione dell'Italia dei Valori. Da una parte l'Udc, con Casini, ha duramente condannato le parole del figlio di Vito: "Ritenere che Forza Italia sia un prodotto della mafia — ha affermato il leader centrista — significa non solo offendere milioni di elettori, ma soprattutto falsificare profondamente la realtà. Non ha futuro un Paese in cui si fa politica usando queste armi".
Dall'altra parte il Pd affronta il tema con molta cautela: "Lasciamo lavorare la magistratura — ha dichiarato il responsabile giustizia del partito, Andrea Orlando — che saprà discernere nelle dichiarazioni di Ciancimino e restituirci un quadro certo su uno dei momenti più difficili e opachi della nostra storia recente".

Anche la sinistra extra parlamentare, con il leader della Federaione della sinistra, Paolo Ferrero, chiede di fare chiarezza: "Queste dichiarazioni vanno naturalmente riscontrate nel modo più scrupoloso da parte della magistratura, ma certo sono inquietanti e preoccupanti. Da cittadini vogliamo sapere da chi siamo governati".

Molto meno cauto è invece Di Pietro. Il leader dell'Idv ha infatti definito "paramafioso" l'esecutivo, aggiungendo: "Non è solo Ciancimino che lo dice ma sono in tanti. La colpa non è di Ciancimino, che riferisce dei fatti e consegna documenti, ma molto probabilmente del braccio destro di Berlusconi, Dell’Utri, che è stato condannato seppure in primo grado".

Fonte Tiscali-it - SiciliaToday.net

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