Calma piatta a Valencia: Coppa America in tilt

martedì 9 Febbraio 2010 - Sport

Calma piatta a Valencia: Coppa America in tilt La prima giornata del programma di regate della 33 America's Cup è finita con le caselle in bianco per BMW ORACLE Racing e Alinghi. Il vento non ha collaborato, e alle 13.45 di ieri il Comitato di Regata rimandava tutti al Port America's Cup. La regata inaugurale è stata rimandata a mercoledì.


Meno male che nessuno fa finta di prendersela. La prima regata di Coppa America l’ha vinta il vento che non c’è. O meglio, il vento che c’è e si diverte a passare da una parte all’altra, «a cambiare l’angolo», come dicono gli esperti. E così la prima giornata è di noia, aggiungete la pioggia e peggio di così non poteva cominciare. Rinvio a domani, se il vento smette di saltellare. Ma già si contano i danni, tv imbufalite per le dirette sprecate, gli sponsor pure, gli appassionati anche. Non c’è colpevole o forse sì, e sarebbero i giudici di New York che hanno fissato le date. Per questa Coppa del cavillo.

Eppure, alle sei del mattino, quand’era ancora buio, Alinghi e Oracle erano uscite sicure di regatare. I dati meteo avevano garantito vento sopra i dieci nodi e niente pioggia, e invece pioggia e vento sotto i dieci nodi. Le regole dicono che tra 5 e 15 nodi si può regatare, ma se il vento cambia direzione, se nelle venti miglia del percorso sparisce, non c’è codice che tenga. Harold Bennet, il giudice di gara, li ha avvisati subito. «La partenza alle 10,06 slitta, e mi sa che in tutta la giornata non ci saranno le condizioni per cominciare». Alle 13,43 la decisione. Tutti in porto, e arrivederci a domani.

Ma finalmente qualcosa si è visto, e da vicino. Giusto per confermare che queste non sono barche, sono mostri. È tecnologia, computers, sensori pulsanti. I velisti, i muscolari addetti alle vele, non esistono più. Catamarano contro trimarano, a bordo di Alinghi un equipaggio di 14, su Oracle si fermano a 10. Sul mostro svizzero, almeno in questo primo tentativo, non c’erano gli italiani Lorenzo Mazza e Francesco Rapetti. Su quello americano debuttano Matteo Plazzi e Simone De Mari, due veterani della Coppa America, pure loro reduci dalle passate imprese di Luna Rossa. Da vicino i due mostri sembrano fragili, e pare lo siano davvero. Si toccassero in regata sarebbe una tragedia, milioni buttati a mare. Forse è anche per questo che al timone di Alinghi si è messo Ernesto Bertarelli, l’armatore nato a Roma e cresciuto a Ginevra, il primo ad aver riportato la Coppa America in Europa, e al primo tentativo poi. Sfida, al timone, un’altra leggenda negativa di questa Coppa, quella che penalizza il milionario che vuol togliersi lo sfizio. «Io non sarò a bordo, non mi sembra il caso», ha detto Larry Ellison, il Paperone di Oracle.

Rientrati alla base alle quattro del pomeriggio i boss hanno evitato la conferenza stampa. Meglio mandare avanti gli esperti meteo, a indovinare le previsioni di domani. «Mi sa che andremo avanti fino a lunedì prossimo», dice Francesco de Angelis, lo skipper di Luna Rossa ora commentatore tv per «La7». Perché in inverno il vento di Valencia è questo: per esserci c’è, ma è instabile, ballerino. I due mostri possono decollare anche con un refolo, le vele moltiplicano per tre la forza del vento. Ma se è schizofrenico si torna in porto. Come ieri. Prepararsi al peggio, come sempre quando c’è di mezzo il vento. Le regate previste erano al massimo tre, l’ultima venerdì.

De Angelis è ottimista, l’Organizzazione - che è poi Alinghi, qui chi ha la Coppa decide tutto - ha messo in conto regate fino al 25 febbraio. Per la disperazione di tv, sponsor e tifoserie. Sempre che questa sia ancora vela, e non un ricchissimo gioco per nababbi. Sempre che questa sia ancora la Coppa America della tradizione. Forse non è più così. Qui, ormai, vincono solo i milioni e la tecnologia. Ma non sanno battere il vento pazzo di Valencia...

Fonte LaStampa.it

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